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Il blog che millanta numerosi tentativi di imitazione
Tibet Burning
post pubblicato in Diario, il 20 aprile 2012


Continuano le immolazioni per il Tibet.

Il mondo sta pensando a come tornare a guadagnare e spendere, la Cina a come produrre ai ritmi di due o tre anni fa, mentre nessuno più guarda a cosa sta succedendo attorno a noi.

E da inizio 2011, da quando il governo di Pechino ha acuito la sua politica di repressione, sono già 34 i monaci che si sono arsi vivi per la libertà della propria terra.

(PIE)

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China Vs Nazi
post pubblicato in Diario, il 12 dicembre 2011
http://www.youtube.com/watch?v=-iwsNCnTApw

Certamente nella notte dei cristalli i numeri di civili erano enormemente più alti, ma le scene non erano molto diverse da quelle mostrate in questo video di youtube.

Poliziotti in tenuta antisommossa per arrestare poveri tibetani non colpevoli di alcun fatto, trascinati fuori dalle loro case in un gelido inverno himalayano, mezzi svestiti, impauriti e picchiati.

Questa è la politica cinese e, come diceva Gandhi, se un bruto picchia un vecchio e tu giri la faccia dall'altro lato, non è non violenza, è codardia.
Più o meno.

Però è sicuro che se noi non facciamo niente, i nostri governi non fanno niente, si tratta di codardia, non di fine strategia politica estera.

Ed è proprio ora che il gigante asiatico è in difficoltà e la sua economia mostra le prime crepe che i governi occidentali possono imporre delle condizioni per far si che il Tibet rimanga libero e che finisca l'oscena persecuzione nei confronti del popolo delle nevi.

(PIE)

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Google Vs Red Empire
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2010


Nel 2006 le proteste di SFT contro il motore di ricerca più famoso al mondo, pochi giorni fa finalmente la marcia indietro di Google dopo i falliti assalti di hackers a indirizzi mail di presunti attivisti per i diritti umani cinesi.


Finalmente anche una compagnia importante come Google prende una posizione in merito alla mancanza di diritti civili in Cina.




L'occidente si sveglia dal torpore che l'ha avvolto in tutti questi anni in merito alla questione cinese.


Ora forse il gigante rosso comincia a vacillare?


(PIE)

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East Asia twice again
post pubblicato in Diario, il 24 novembre 2009


Di ritorno da Hong Kong e Cina, il paese della grande muraglia, trasformato dal romantico Catai di Marco Polo in "fabbrica del mondo", un immenso opificio a cielo aperto che si estende per chilometri e che viene alimentato come un disegno pinkfloydiano di milioni di persone che lo affollano e lo nutrono, che vengono fagocitate e risputate.


Niente è più romantico, non si parla più di Gran Cane, e nemmeno di quel regno favoloso dove il veneziano aveva visto incendiarsi l'acqua, aveva assistito per la prima volta a spettacoli pirotecnici.


Shenzhen è talmente smemorata da ricercare radici in terre non sue, millenni di storia dimenticata per far spazio alla torre Eiffel o a case fiamminghe, mentre tutto intorno si ergono grattacieli e un leggero velo offusca l'orizzonte e appesta l'aria.


Twice again, sabato sarà la volta di Bangkok e poi il triangolo d'oro (il colore dorato dell'oppio), in cerca di una civiltà e di colori ai quali non siamo abituati e che ci diano l'impressione di un mondo perduto e lontano, che non sia soltanto squallore e degrado ma ricchezza spirituale e crescita interiore.

(PIE)



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Hong Kong j'arrive
post pubblicato in Immagini, il 13 novembre 2009

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La Cina censura i pc
post pubblicato in Diario, il 12 giugno 2009
La Cina vuole costringere i produttori di pc a introdurre un filtro (Green Dam) nei nuovi computer venduti nel paese che non permetta di navigare in siti pornografici o ritenuti volgari.

Si sono dimenticati però di dire cosa intendono per volgari.
E alcuni malignamente pensano che sia un modo sottile per limitare la circolazione di informazioni tra la popolazione cinese che già non è messa troppo bene, se pensiamo che i giovani cinesi non hanno nemmeno idea di cosa sia successo a Piazza Tienanmen solo vent'anni fa.

La Cina si sta attrezzando per aumentare il controllo sulla sua popolazione, una sorta di Big Brother orwelliano che controlla i pensieri e le opere (a volte anche le omissioni) di oltre un miliardo di persone e i produttori sono ben contenti di soddisfare le richieste del governo di Pechino in quanto il mercato cinese lo scorso anno ha assorbito oltre 40 milioni di nuovi pc

Cuba o la Corea del Nord, giusto per fare due esempi, sono state messe al bando per molto meno ma qui, si sa, gli interessi economici continuano a fare da padrone.
Almeno finché la libertà di agire che è concessa ad un paese come la Cina non si ritorcerà contro l'Occidente come è successo più volte in passato.

(PIE)

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L'anniversario proibito
post pubblicato in Diario, il 25 aprile 2009
È l'anniversario che la Cina ha deciso di cancellare. Oggi compie vent'anni il Panchen Lama, la seconda autorità spirituale del buddismo tibetano, il "vice" del Dalai Lama alla guida del suo popolo. Ma Gedhun Choeky Nyima - questo il nome del vero Panchen Lama - è invisibile dall'età di sei anni. Poco dopo la sua investitura da parte del Dalai, il 14 maggio 1995, il bambino fu sequestrato con tutta la sua famiglia dalla polizia cinese. Quello che divenne "il prigioniero politico più giovane del mondo" da allora è recluso in un luogo segreto. La sua colpa è imperdonabile: per il solo fatto di esistere, il Panchen incarna l'autonomia di un potere spirituale che lo ha scelto senza prendere ordini dal governo. 

L'ultima violenza su di lui il regime di Pechino l'ha commessa alcuni giorni fa, lasciando filtrare indiscrezioni sulla sua morte. Nessun annuncio ufficiale - altrimenti il governo dovrebbe fornire spiegazioni e prove sull'improvviso decesso di un ventenne - ma solo voci. Che gli esuli tibetani vicini al Dalai Lama definiscono false. Forse per vie imperscrutabili riescono ad avere notizie su di lui. 

Alla vigilia di questo compleanno proibito, i cinesi non si sono limitati a diffondere insinuazioni sulla morte del loro giovane prigioniero. Pechino ha deciso di esibire in due eventi ufficiali il suo
"gemello comunista": il Panchen del regime. Quasi coetaneo dell'altro (ha 19 anni), etnicamente tibetano anche lui ma figlio di due membri del partito comunista, questo si chiama Gyaincain Norbu. Nel 1995, non appena catturato il vero Panchen, la controfigura venne investita solennemente dal governo. Secondo le autorità cinesi è lui l'undicesima reincarnazione del "grande studioso" della setta Gelugpa. Il Panchen filo-cinese non è mai stato accettato dai suoi connazionali, che gli negano ogni legittimità. Senza la benedizione del Dalai, per i fedeli è un impostore. Perciò anche lui ha finito per trascorrere infanzia e adolescenza come un detenuto. Per paura che i tibetani potessero influenzarlo le autorità lo hanno allevato a Pechino, in un convento politically correct, sotto il controllo del partito. I maestri di dottrina gli insegnavano il patriottismo (cinese), la fedeltà al governo, il mandarino e l'inglese: utili per farne un futuro portavoce urbi et orbi. Per anni le sue apparizioni in pubblico sono state rare e protette da una scorta. In una di quelle occasioni, paracadutato per poche ore nel 2005 nel monastero di Tashilhunpo a Shigatse (storicamente la sede del Panchen) il povero burattino dei cinesi rimase impaurito dal disprezzo dei religiosi. 

Nelle foto ufficiali ha la faccia di un bambinone cresciuto, goffo e timido, vittima di un gioco troppo grande per lui. Un mese fa le cose sono cambiate. Il Panchen-di-Pechino è stato lanciato sul
palcoscenico a marzo per una celebrazione importante. Ricorreva il 50esimo anniversario della fuga in esilio del Dalai Lama, un giorno di lutto per il suo popolo. Nella stessa data quest'anno il governo ha istituito una nuova festa nazionale: la Giornata dell'Emancipazione dei Servi del Tibet. Un'occasione per celebrare la "liberazione" dalla teocrazia feudale dei lama, grazie al provvidenziale intervento dell'Esercito Popolare di Liberazione sotto la guida di Mao. Il 28 marzo il Panchen comunista è apparso in una cerimonia di Stato a Lhasa. Il giovane era visibilmente agitato, ma ha detto quello che si aspettavano da lui: "Voglio ringraziare sinceramente il partito comunista per avermi aperto gli occhi, così so riconoscere il bene dal male". Poi una stoccata diretta a colui che dovrebbe esserne il padre spirituale. "Sono io stesso discendente di schiavi - ha detto Gyaincain Norbu - e ho imparato a distinguere chi ama il popolo tibetano, da quelle persone senza scrupoli che per motivi di ambizione minacciano la pace". Jia Qinglin, membro del Politburo, ha reso esplicita l'accusa: "Il Dalai ignora i veri desideri del popolo. Vuole la secessione per restaurare l'antico regime feudale". 

In un crescendo di visibilità, il Panchen comunista è riapparso al recente Forum Mondiale del Buddismo, organizzato in pompa magna dalle autorità cinesi. Un evento ecumenico: aperto nella città di Wuxi, provincia del Jiangsu, si è concluso a Taipei capitale dell'"isola ribelle" di Taiwan. Dopo il confucianesimo anche il buddismo viene recuperato dai leader cinesi. Purché sia una religione di Stato, il presidente Hu Jintao è convinto che serva a proiettare un'immagine rassicurante della Cina, a rafforzare il suo soft power in Asia. E il giovane Gyaincain Norbu ha fatto il suo dovere. Ai delegati mondiali del simposio buddista ha dichiarato: "Questo evento dimostra che in Cina regna la libertà religiosa". Ha partecipato alle sedute ristrette di alcuni seminari di studio: perfino un incontro con celebri imprenditori sul tema "Filosofia e Business". I magnati industriali che lo hanno incontrato dicono che i suoi interventi sono stati "fonte d'ispirazione". Le foto dell'agenzia Nuova Cina lo ritraggono, occhialuto e intimidito, mentre porge una sciarpa bianca in omaggio al presidente del Congresso del Popolo, Wu Bangguo. L'alto gerarca lo ha incoraggiato a "lavorare alacremente per l'unità del popolo cinese". Zhan Ru, direttore dell'Istituto di studi orientali all'università di Pechino, era anche lui a quel congresso: "E' stato un incoraggiamento per tutti. Eravamo onorati di avere con noi un Budda vivente". 

Lo sforzo per osannare il povero burattino è corale. Tradisce il nervosismo di Pechino per il ventesimo compleanno del vero Panchen Lama. La tensione è affiorata ai massimi livelli. Hu Jintao ha lanciato un avvertimento secco a Barack Obama: non vuole che il presidente americano riceva il Dalai Lama, atteso in America tra breve. Il tono è da ultimatum. Sul Tibet il leader cinese è pronto a rischiare un gelo diplomatico con Washington. Forte del suo potere economico-finanziario, Hu Jintao spera di intimidire Obama. Già ci è riuscito con Nicolas Sarkozy, costretto a farsi "perdonare" la visita del Dalai all'Eliseo. Il Sudafrica ha preferito far saltare un summit dei premi Nobel pur di non concedere il visto al leader tibetano in esilio. 

Dietro la durezza cinese spunta la partita cruciale: la successione del 73enne capo spirituale. Pechino ha già annunciato che alla sua morte spetterà al potere politico la scelta del prossimo "reincarnato": come all'epoca della dinastia imperiale dei Qing, secondo le ricostruzioni degli storici revisionisti di regime. Pur di evitare questa sopraffazione il Dalai Lama ha accennato a una contromossa: cambiare le regole e procedere a un'elezione democratica del suo successore. Chissà se il suo discepolo ventenne, ovunque si trovi, può intuire la battaglia furibonda che si prepara. Se è vivo oggi passa anche questo compleanno nella solitudine che ormai è il suo destino. Lontano dal Tibet, lontano dai suoi e dal mondo, forse condannato a essere invisibile fino a quando morirà davvero.

(Lo Chef)

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Mistificare è ancora di moda
post pubblicato in Diario, il 19 marzo 2009

La mistificazione della realtà è ancora molto attuale, soprattutto in Cina. Infatti, dopo aver ripetutamente affermato che i tibetani sono terroristi (tipo che i talebani in confronto sono delle scolarette...) ora la Cina cerca di far passare il messaggio che il 28 marzo 1959 - giorno in cui hanno invaso definitivamente il Tibet - sia il giorno dell'"emancipazione" tibetana.

The Chinese authorities have stooped to a new low in their efforts to rewrite history. Their latest propaganda campaign declares March 28th "Self Emancipation Day" - an annual "holiday" to "celebrate the liberation of Tibet."

In reality, March 28th marks the beginning of 50 years of Tibet's enslavement - the fateful day when Chinese authorities dissolved the Tibetan government following the Dalai Lama's escape from Lhasa and unleashed a wave of suffering on Tibetans that continues today.

For the past five decades, Tibetans have been living in chains under Chinese-ruled Tibet.
Now, the Chinese government wants to celebrate 50 years of Tibet's enslavement.

[
Dal sito www.studentsforafreetibet.org.]

Se il mondo occidentale cominciasse a prendere una posizione seria nei confronti della Cina forse oggi non assisteremmo indifferenti alla sofferenza di un popolo che, in quanto a diritti, non ha nulla da invidiare a curdi iracheni, afghani, vietnamiti, jugoslavi..., gente per la quale si sono scomodati in tanti.

(PIE)



[PS: Nota di oggi da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, il viceministro Russo sta portando avanti intese commerciali e possibilità di investimenti reciproci con Pechino in ambito di tecnologie, infrastrutture, attivitò produttive etc. Ovvero un altro modo per il Governo Italiano di non fare nulla che vada contro la politica di Pechino.]

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March 10th: 50 Years of Tibetan Resistance
post pubblicato in Diario, il 10 marzo 2009

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Era il giorno del mio compleanno
post pubblicato in Diario, il 25 febbraio 2009

La Cina ha deciso di vietare l'ingresso ai turisti stranieri in vista del 50esimo anniversario della fallita rivolta contro Pechino nel 1959 e del primo anno dalle proteste anti-Cina soffocate nel sangue. "Le autorità hanno chiesto alle agenzie di viaggio di fermare l'organizzazione di viaggi per gli stranieri fino al primo aprile", ha indicato all'Afp un impiegato di Lhasa di un'agenzia pubblica, sotto condizione di anonimato.

Il divieto per gli stranieri di raggiungere il "Tetto del mondo" è stata confermata all'Afp da un hotel della capitale tibetana e da tre agenzie di viaggio della città di Chengdu, nella vicina provincia di Sichuan, che organizza spesso escursioni in Tibet. Non è chiaro a partire da quale data il divieto sarà effettivo.

Una dipendente di un ostello nel centro storico di Lhasa, teatro degli scontri di marzo scorso, ha detto di ospitare attualmente due turisti stranieri. "Gli ho detto che devono lasciare Lhasa", ha spiegato, sempre senza rivelare il suo nome per timore di rappresaglie. "Partiranno probabilmente domani o dopo domani e ho sentito che accade lo stesso in tutta la città", ha aggiunto. Il governo regionale del Tibet non è raggiungibile per un commento.

Gli amministratori regionali sono chiusi per il Nuovo anno tibetano che cade domani. La sicurezza è stata rafforzata nella Regione autonoma del Tibet e nelle province limitrofe alla popolazione tibetana, secondo fonti concordanti.

Pechino teme la celebrazione, il 10 marzo, del 50esimo anniversario dell'insurrezione tibetana, che portò alla fuga in India del Dalai Lama, leader spirituale dei buddisti tibetani, e quella del 14 marzo, a un anno dagli scontri dell'anno scorso. Le autorità cinesi vietano l'ingresso in Tibet agli stranieri ogni volta che la situazione si fa particolarmente tesa. Dopo le violenze dell'anno scorso, che a Lhasa provocarono oltre cento morti, la regione è rimasta chiusa fino a giugno.


(Lo Chef)


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Neppure il nobel è più un premio libero (aka: come la Cina detta legge)
post pubblicato in Diario, il 10 ottobre 2008


La Cina non ne vuole proprio sapere: il premio Nobel per la Pace non dovrà assolutamente essere assegnato a un dissidente cinese.
Se ciò accadrà, si avranno conseguenze gravi a livello diplomatico internazionale, fa sapere.

Tra i papabili al premio, che verrà svelato domani, spiccano infatti i nomi di Hu Jia, il più famoso dissidente della Cina, e dello scrittore e avvocato Gao Zhisheng. Entrambi attualmente in carcere.

Il portavoce del ministero cinese degli Esteri, Qin Gang, ha ribadito ieri in una conferenza stampa: "Sappiamo tutti che tipo di persona sia Hu Jia. Ha commesso il reato di sovversione contro lo Stato ed è stato condannato" al carcere".

E infatti Hu Jia è il contendente con più chance.
Hu si è battuto a favore dei diritti per gli ammalati di aids e per la diffusione della democrazia nel suo paese. In aprile è stato condannato a tre anni e mezzo di prigione per incitamento alla sovversione.
Anche la moglie, la blogger Zeng Jinyan, si trova agli arresti domiciliari.
Buone possibilità anche per Gao Zhisheng, scrittore e un avvocato autodidatta che ha difeso diversi cittadini cinesi contro i soprusi dello Stato.
Gao è stato picchiato, torturato e oggetto di un tentato omicidio.

(Grazie a Flavio)

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Cina
post pubblicato in Diario, il 27 marzo 2008
Le repressioni della Cina sul popolo tibetano, i problemi ambientali, la mancanza di regole del mercato del lavoro, la mancanza di libertà politica e di espressione.

Temi che vengono costantemente ignorati dai grandi "potenti" della terra.

Le olimpiadi in Cina non si devono fare per tanti motivi, primo tra tutti è che le olimpiadi si devono tenere in paesi democratici.

Il commercio con la Cina deve sottostare a pesanti dazi che compensino il basso costo dei prodotti dovuto allo sfruttamento della manodopera, facendo sì che il vantaggio competitivo della produzione cinese sia ridimensionato a livello dei paesi dell'Est Europa, della Turchia o del Maghreb.

Le relazioni internazionali con il governo cinese devono essere interrotte fintantoché anche il popolo cinese possa avere piena libertà di esprimersi e di votare.

Non è giusto che la Cina venga considerata e rispettata al pari delle democrazie mondiali solo per il potere economico che rappresenta: Fidel Castro (ora Raul) non ha mai potuto organizzare un'olimpiade a L'Avana e Kim Il Sung non può permettersi di esportare in tutto il mondo i prodotti nordcoreani.

Sarkozy ha gettato una pietra in un mare e i suoi cerchi sono stati troppo piccoli e troppo brevi.
Le preoccupazioni espresse dal Papa non hanno avuto seguito; se ad ogni Angelus lanciasse un monito o un appello al governo cinese, forse avrebbe maggior ascolto.
Bush ha manifestato le proprie preoccupazioni a Hu Jintao il quale, da buon dittatore, ha ribadito che l'azione cinese è stata obbligata e che la Cina ha sempre cercato il dialogo con i "ribelli" cinesi.

I pochi contatti con tibetani che ho avuto si sono fermati a due parole scambiate durante uno spettacolo tenuto qualche estate fa a Lodi. E, nonostante mi abbiano "ciulato" venti euro, mi stanno tuttora simpatici.
Contatti con cinesi ne ho avuti molti di più e, anche se al momento la Cina non è più la priorità in Italia (solo due anni fa si parlava solo di quello), al prossimo incontro con qualche pechinese o cantonese proverò a chiedere cosa ne pensano dei maltrattamenti subiti dai tibetani, del tentativo di distruggere una cultura millenaria e del suo ambiente, di quando la Cina rispetterà le regole del WTO e di quando la sua popolazione sarà libera di pensare, votare ed esprimersi.

Qualuno dovrà pure iniziare a fare qualcosa.

(PIE)

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Free Tibet, Free Prodi.
post pubblicato in Diario, il 11 dicembre 2007


Liberiamo il Tibet e uniamoci alla causa del popolo tibetano, dei monaci birmani, del Dalai Lama in esilio dalla sua terra da decenni ma liberiamo anche il presidente del consiglio italiano che non è libero di decidere se incontrare o meno il grande capo spirituale, in visita nel nostro paese dal 5 dicembre, per paura di ripercussioni da parte della Cina, adducendo scuse poco credibili.

La Cina con i suoi moniti e "anatemi" ha spaventato il Comitato Olimpico, che non ha accettato una squadra autonoma del Tibet, ma non ha spaventato Bush, Merkel, Harper (Canada) e Gusenbauer (Austria) che hanno incontrato il Dalai Lama nelle settimane scorse.

D'altronde il carisma di un politico di misura anche da questo e da Prodi non potevamo che aspettarcelo.

Posso solo immaginare cosa sarebbe successo se ci fosse stata la Bonino al suo posto...

(PIE)


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